{"id":1427,"date":"2024-08-18T16:46:12","date_gmt":"2024-08-18T16:46:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=1427"},"modified":"2025-09-07T10:36:16","modified_gmt":"2025-09-07T10:36:16","slug":"willy-merz-giuseppe-di-bella-tre-sogni-di-sanciu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=1427","title":{"rendered":"Willy Merz | Giuseppe Di Bella \u2013 Tre Sogni Di Sanciu"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Di Bella, ennese, cantautore, poeta, chitarrista, interprete, ricerca la propria originariet\u00e0 in una sintesi evolutiva della canzone contemporanea, vicina alla musica di composizione colta ma che si nutre della grande canzone d\u2019autore e popolare del Novecento. Musicista vulcanico, ricco e prodigo di idee. Nel 2015, con Enrico Coppola, pubblica \u201cIl tempo e la voce\u201d, un lavoro di restituzione dai testi e contesti della Scuola poetica siciliana duecentesca, salutato con entusiasmo dalla critica specializzata, accolto dalla Societ\u00e0 Dante Alighieri, presentato al Museo di Palazzo Riso, presso il Teatro Biondo di Palermo e all\u2019IIC di Barcellona in Spagna. Un suo brano \u00e8 al centro del cortometraggio musicale \u201cLassami\u201d, diretto da Gianluca Sodaro, con la partecipazione dell\u2019attrice italo-francese Angelique Cavallari De la Tour. Due anni dopo, la sua canzone \u201cD\u2019amurusu pais\u201d, coi versi di Tommaso di Sasso, \u00e8 la colonna sonora del video d\u2019arte di Antonella Barbera e Fabio Leone, in cui Mimmo Cuticchio \u00e8 oprante e attore protagonista coi suoi pupi. Del 2018 \u00e8 \u201cFudd\u00eca\u201d, opera musicale e letteraria tra versi e narrazione, in cui la contemplazione \u00e8 gi\u00e0 partecipazione: al paesaggio, nello spazio, nell\u2019azione umana. Nel 2020, ancora in collaborazione con Enrico Coppola, esce \u201cOrfeo\u201d, articolato concept album sul mito, che vede tra gli ospiti e i collaboratori Ilaria Patassini Pilar, Mimmo Cuticchio, i Fratelli Mancuso, Giovanni Arena, Michael Occhipinti, Cinzia Maccagnano, Federico Ferrandina, Attilio Ierna. Pi\u00f9 volte finalista al Premio Parodi, al Premio Botteghe d\u2019Autore e al Premio Tenco. Nel 2022 esce \u201cSette Arcangeli\u201d, sviluppata nell\u2019incubatore creativo Almendra Music a Palermo. Nel 2024 \u00e8 la volta di \u201cTre Sogni Di Sanciu\u201d. Lo raggiungiamo per ripercorrere il suo originale percorso artistico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo a riannodare i fili della tua educazione musicale e delle tue influenze?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di ricevere un\u2019educazione musicale di tipo accademico e formativo, io sono figlio di due genitori entrambi musicisti: mio padre \u00e8 stato per lungo tempo un chitarrista e anche un arrangiatore qui nel nostro entroterra siciliano, ha fatto diverse cose, per un periodo tra la fine degli anni \u201880 e gli anni \u201890; lui era molto influenzato dal fingerpicking, dal bluegrass, dalla musica acustica del Nord America, soprattutto quella per chitarra. Mia madre, invece, \u00e8 una pianista classica, ha studiato pianoforte fino al sesto anno di conservatorio e poi, nel frattempo, sono arrivato io. Quindi, diciamo che in un certo senso io sono stato l\u2019interruzione e, allo stesso tempo, la genesi di un nuovo momento musicale perch\u00e9, dei tre fratelli che siamo, io sono stato l\u2019unico a raccogliere in maniera compiuta questa eredit\u00e0 della musica. Sono cresciuto con la musica fin da bambino, cio\u00e8 noi in casa ascoltavamo musica di tutti i tipi in maniera costante. Sono cresciuto ascoltando da piccolo, a parte i cantautori che erano una cosa abbastanza ovvia, soprattutto moltissima musica jazz, musica vocale, musica classica, musica per chitarra, per pianoforte, la musica del Romanticismo e questa \u00e8 stata una prima influenza; oltre ad ascoltare la musica che suonavano i miei genitori, c\u2019era anche quella di alcuni musicisti che venivano in casa per collaborare. In quel periodo c\u2019\u00e8 stata anche la scoperta di un mio grande amore musicale, che \u00e8 Pat Metheny. Lui fu uno dei primi a raccogliere questo frutto della musica mista, della musica che veniva da varie parti del mondo, e convogliarla in una sorta di nuova fusion-jazz molto contaminata e anche molto popolare, almeno nella fase iniziale. \u00c8 stato il primo assoluto imprinting; poi ho cominciato a studiare la chitarra al liceo musicale e al conservatorio, dove sono arrivato fino al quarto o quinto anno di chitarra. Poi ho smesso di studiare chitarra perch\u00e9 sono andato a Bologna e l\u00ec \u00e8 iniziata la mia seconda passione, o meglio, la mia seconda ossessione, che \u00e8 stata quella per la letteratura e per la poesia contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante tu abbia avuto un padre che era appassionato di musica americana, dove la chitarra classica con le corde di nylon si usa pochissimo, tu sostanzialmente sei rimasto fedele a questo strumento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, anche se nei miei dischi la Martin D35, uno standard della musica folk americana, l\u2019ho spesso utilizzata e poi ho anche studiato e suonato alcuni brani di vari chitarristi come Giovanni Unterberger, Stefan Grossman e altri. Per\u00f2 nella mia musica la chitarra classica \u00e8 rimasta forse lo strumento privilegiato, perch\u00e9 credo che, al di l\u00e0 degli studi, ho sviluppato un feeling molto particolare con questo strumento. Quello che sono riuscito a tirare fuori almeno per la mia musica con la chitarra classica non \u00e8 venuto fuori con la chitarra folk con le corde di metallo. La musica del Mediterraneo \u00e8 spesso suonata da strumenti con corde di budello o di nylon. La chitarra classica \u00e8 pi\u00f9 malleabile: rapportandola con la voce, dalle corde di nylon si pu\u00f2 tirar fuori un canto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dicevi che poesia e letteratura sono diventate una parte fondamentale nel tuo percorso artistico nel periodo bolognese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel periodo frequentavo moltissimo anche le presentazioni di poesia contemporanea a Bologna, il centro di poesia contemporanea dell\u2019universit\u00e0, e ho cominciato a scrivere anche in maniera sistematica i miei primi versi: \u00e8 nato il mio primo libro di poesie. Quando \u00e8 finita l\u2019esperienza professionale e lavorativa che mi assorbiva moltissimo con una rivista letteraria, ho capito che dovevo tornare fortissimamente alla musica e il mio tornare alla musica \u00e8 coinciso anche con il mio tornare in Sicilia, quindi un doppio richiamo sia alla musica sia al ritmo del Sud. \u00c8 stato questo ritorno che mi ha fatto poi rifondere in un\u2019unica eco, in un\u2019unica voce, sia l\u2019interesse per la poesia sia per la musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei tuoi primi dischi riguarda proprio uno specifico studio sui poeti siciliani del \u2018200 ed \u00e8 anche un album che tu hai realizzato insieme a Enrico Coppola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Enrico \u00e8 un musicista mio conterraneo con cui ci siamo ritrovati in questo luogo al centro della Sicilia, quasi con quella solitudine di cui parla Sciascia, a pensare di creare qualcosa. In realt\u00e0, io avevo gi\u00e0 registrato e completato tutte le tracce di quello che \u00e8 stato il mio secondo album \u201cFudd\u00eca\u201d, che, anche se \u00e8 uscito dopo, in realt\u00e0 \u00e8 stato realizzato prima. Quindi cronologicamente, a livello proprio di genesi, \u201cIl tempo e la voce\u201d \u00e8 successivo a \u201cFudd\u00eca\u201d. \u00c8 un lavoro molto particolare perch\u00e9 la poesia siciliana dei poeti siciliani sotto Federico II \u00e8 stata tramandata a noi non nel volgare siciliano del \u2018200, ma in toscano, perch\u00e9 dopo Dante la lingua universale per l\u2019Italia \u00e8 diventata il toscano fiorentino duecentesco. Tutti i testi letterari antecedenti a Dante venivano poi tramandati e trascritti praticamente in fiorentino. Nessun filologo \u00e8 riuscito a recuperare i testi originali (esiste solo un testo che \u00e8 \u201cPirmeucoria Allegrae\u201d di Stefano Protonotaro, l\u2019unico testo che \u00e8 arrivato a noi in volgare siciliano). Abbiamo fatto un lavoro di fantalingua, di fantafilologia: abbiamo praticamente preso i testi toscanizzati e li abbiamo risicilianizzati utilizzando un database dell\u2019Universit\u00e0 di Catania con tutti i termini e le occorrenze che potevano somigliare alle parole che noi cercavamo in questo mega-dizionario, alle parole del toscano. In alcuni casi era molto semplice perch\u00e9 dal toscano al siciliano cambiava soltanto la vocale finale. Era un po\u2019 pi\u00f9 difficile quando i termini non erano alla fine del verso e quindi non c\u2019era la rima che ci fornisse la soluzione o quando i termini erano completamente differenti. E l\u00ec la ricerca si faceva un po\u2019 pi\u00f9 problematica perch\u00e9 bisognava andare a trovare, tra questi 8000 testi catalogati, il termine che significasse quella cosa in un siciliano verosimilmente uguale a quello che usavano i poeti sotto Federico II.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito de \u201cIl tempo e la voce\u201d, la strumentazione impiegata \u00e8 molto parca e avete rinunciato a una strumentazione d\u2019epoca. Sono semmai le melodie che, almeno in alcune circostanze, vi hanno portato verso il mondo medievale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho un\u2019idea abbastanza balzana, per\u00f2 ritengo abbastanza forte: cio\u00e8 ritengo che, quando si musicano le poesie, non si tratti di sovrapporre una melodia o una tessitura musicale su un testo poetico, ma di fare l\u2019inverso, cio\u00e8 di estrarre dai versi la melodia, tirare fuori dalla poesia la sua musica. I suoni di quelle parole, i suoni di quei versi non potevano che rimandare inevitabilmente, in alcuni momenti, al sound originario. Per esempio, la \u201cDulsicera Placenti\u201d \u00e8 un brano che suona molto tardo medievale, primo rinascimentale. In realt\u00e0, la musica dei provenzali o dei minnesanger \u00e8 leggermente successiva al periodo in cui sono scritti quei versi. I provenzali, anche prima dei siciliani, usavano cantare i loro versi. I poeti siciliani rappresentano un po\u2019 uno spartiacque, perch\u00e9 cominciano a scrivere una poesia pensata per essere solo scritta e letta, mentre prima, anche se le forme metriche sono assolutamente rigide, perfettamente simmetriche, perfettamente geometriche, erano assolutamente cantabili. Fino a quel momento, la fusione del poetico e della forma canzone era molto pi\u00f9 forte. Pensare alla poesia senza la musica era quasi qualcosa di strano. Come del resto era nella Grecia: tutti i grandi lirici greci, compresa Saffo, erano musicanti e cantori, e questo \u00e8 un po\u2019 il discorso che poi ci ha portato anche a \u201cOrfeo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cOrfeo\u201d \u00e8 il secondo disco che avete realizzato insieme. Si potrebbe quasi considerare un\u2019opera folk, o forse meglio ancora un\u2019opera cantautorale, con un taglio molto acustico anche se c\u2019\u00e8 un po\u2019 di elettronica. Poi ci sono diversi ospiti che hanno contribuito, come i Fratelli Mancuso, una vera istituzione della musica popolare della Sicilia, Ilaria Pilar Patassini e Michael Occhipinti, chitarrista canadese e fondatore del Sicilian Jazz Project.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019opera corale: i testi li abbiamo scritti noi deformando alcuni versi di Rainer Maria Rilke e di altri poeti dell\u2019800 e del \u2018900, riprendendo alcuni frammenti della lirica e degli inni orfici, per raccontare questo mito in una versione, come dire, non postmoderna o neoclassica, ma cercando un approccio contemporaneo a un\u2019idea di melodramma, con varie scene, l\u2019intervento anche di cori e di varie voci. Quindi gli ospiti non sono un vezzo: al di l\u00e0 del fatto che tutti quelli che hanno partecipato in questo disco sono carissimi amici e persone con le quali c\u2019\u00e8 un rapporto umano, era proprio l\u2019idea che questo disco fosse un affresco di tante voci e che intervenissero pi\u00f9 personaggi, rimarcati non solo attraverso la scrittura ma anche attraverso differenti timbri, differenti quadri, differenti scene. Il disco \u00e8 prevalentemente acustico, un po\u2019 come i miei lavori, con alcuni interventi di loop, elettronica e manipolazioni particolari attraverso la post-produzione. Anche questo era finalizzato a creare una sorta di scenografia trasparente, un\u2019impalcatura musicale evanescente e cangiante su cui si svolgesse il racconto. Il discorso poetico viene fatto attraverso non soltanto le citazioni e i frammenti, ma anche attraverso il tentativo di portare dentro la canzone una lingua complessa, perch\u00e9 poi ci sono diversi livelli di fruibilit\u00e0 delle canzoni. L\u2019obiettivo era questo: portare un linguaggio poetico complesso all\u2019interno della forma canzone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl tempo e la voce\u201d \u00e8 stato registrato tre anni dopo \u201cFudd\u00eca\u201d, che dovrebbe rappresentare in verit\u00e0 il tuo vero debutto discografico, ed \u00e8 un lavoro ancora diverso, un disco che potremmo definire folk d\u2019autore perch\u00e9 si avvicina alla musica popolare siciliana, anche se i brani portano la tua firma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho cominciato a scrivere canzoni a 16 anni, ma grazie a Dio non esistono registrazioni di quelle canzoni: sono soltanto nella mia testa. Quindi quelle di \u201cFudd\u00eca\u201d sono le prime vere canzoni che ho salvato, codificato e impresso in un disco, che tuttora continuo ad amare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo dire che in questo disco hai anche portato la tua influenza ricevuta da Pat Metheny, nel filtrare e impiegare suoni che provengono da altre tradizioni e culture, in particolare quelle mediterranee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 una sorta di scavo per andare a cercare elementi da altri ambiti musicali che poi sono confluiti tutti. Ma questa cosa \u00e8 naturale perch\u00e9, come dicevo, essendo il primo disco, tendi a metterci dentro un po\u2019 di quello che hai imparato fino a quel momento. Sono contento del fatto che, a distanza di anni, non mi trovo di fronte a un disco da cui prendere le distanze o in cui rilevare particolari ingenuit\u00e0. Rimane un disco di canzoni sicuramente world, di folk d\u2019autore, come dici tu, ma ancora tiene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I lavori successivi sono ben altra cosa dal punto di vista musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due fattori mi hanno portato altrove: la mia costante irrequietezza e il fatto che, prima di essere un autore di poesie, sono un lettore di poesia. Allo stesso modo, prima di essere un autore di musica, sono un divoratore di musica in proporzioni patologiche: ascolto praticamente almeno 3-4 ore di musica al giorno. La mia curiosit\u00e0 nell\u2019ascoltare musica \u00e8 cos\u00ec forte che spesso mi porta anche ad avere delle crisi, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un certo punto in cui non so pi\u00f9 dove andare. La mia natura onnivora nell\u2019ascoltare la musica mi fa perdere il contatto con quello che poi \u00e8 sempre il mio nucleo di ispirazione. In musica classica si direbbe \u201cgravit\u00e0\u201d, intesa come attrazione gravitazionale: il centro di gravit\u00e0 sono quegli istanti che ci appartengono e che probabilmente sviluppiamo negli anni della formazione musicale. \u00c8 un\u2019illusione dire \u201cadesso cambio completamente, adesso faccio una musica aliena\u201d: per quanto aliena, quella musica continuer\u00e0 a recare il nucleo di ispirazione che ti appartiene di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vorrei aprire una parentesi sul tuo lavoro nel mondo del teatro, perch\u00e9 so che hai lavorato anche come autore di musiche. Hai collaborato a uno spettacolo teatrale che riguarda un evento particolarmente tragico nella storia recente della Sicilia, ovvero la strage di Portella della Ginestra del primo maggio del 1947.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo lavoro nasce dal drammaturgo Mario Caliv\u00e0, che \u00e8 arb\u00ebreshe. Lui mi disse che aveva da tanto tempo questo spettacolo \u2013 che si chiama \u201cUna margherita in mezzo alle ginestre\u201d ed \u00e8 sostanzialmente la storia di questa donna, che ai tempi della scrittura e anche delle prime repliche dello spettacolo era ancora viva \u2013 che racconta questo primo maggio e questa strage dal punto di vista di una bambina allora di 7-8 anni, la cui madre rimane uccisa da una delle pallottole vaganti che colpirono la folla dei manifestanti sotto le bandiere rosse. Lui scrive questo monologo teatrale in siciliano, un siciliano particolare parlato a Piana degli Albanesi, con alcune incursioni nella lingua arb\u00ebreshe. Io, come centro tematico delle musiche di questo spettacolo, ho usato il brano \u201cMoi e Bukura More\u201d, che \u00e8 appunto cantato in lingua albanese. Ci sono diversi punti di contatto tra la cultura albanese e quella siciliana. Comunque, la cosa che a lui interessava come drammaturgo era creare uno spaccato narrativo su questa vicenda tragica, con significato s\u00ec politico, ma anche estremamente intimo, cio\u00e8 partendo dal punto di vista di quelle persone, che erano assolutamente inconsapevoli dei grandi meccanismi che si muovevano dietro quegli eventi e a quelle forme di cambiamento. L\u00ec c\u2019erano leggi che cominciavano a determinare una maggiore autonomia e un maggiore riconoscimento dei diritti da parte di chi lavorava la terra, a discapito dei padroni. Tutto quel processo lui ha cercato di raccontarlo drammaturgicamente in maniera essenziale e soprattutto dal punto di vista di chi, come vittima, ha vissuto quell\u2019esperienza. Le mie musiche sono questo: forme di frammento in cui metto insieme sostanzialmente una serie di sensazioni musicali, a volte con pezzi di testo, a volte semplicemente con l\u2019utilizzo della voce come strumento e della chitarra, per sottolineare i vari momenti emozionali di questo racconto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Veniamo a tempi pi\u00f9 recenti e cio\u00e8 ai tuoi ultimissimi lavori che, devo dire, sono piuttosto impegnativi, di certo pi\u00f9 impegnativi nell&#8217;ascolto di quanto non lo fossero i tuoi lavori precedenti. Da dove \u00e8 nata l\u2019ispirazione per i \u201cSette Arcangeli\u201d?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va specificato che quel disco \u00e8 stato scritto durante il lockdown; nasce da una forma di raccoglimento profondo, di silenzio, il silenzio degli angeli, lo abbiamo chiamato con il mio produttore musicale di quel disco che \u00e8 Gianluca Cangemi di Almendra Music, questo silenzio degli angeli attorno al nostro io. In realt\u00e0, in questa grande pausa del mondo abbiamo avuto modo di sospendere tutte quelle attivit\u00e0 sia reali che mentali che occultano di solito la nostra interiorit\u00e0, cio\u00e8 il nostro dialogo con la parte pi\u00f9 profonda di noi. Da tempo frequentavo alcune letture mistiche pur essendo completamente ateo. Sono sempre stato molto affascinato dalla lettura sia del Vangelo, ma perfino a volte anche dell&#8217;Antico Testamento, che dai testi di teologia, soprattutto la teologia negativa o la patristica e alcuni testi della grande mistica che si possono riassumere in due principalmente per quella che \u00e8 la mia esperienza, cio\u00e8 \u201cDionigia\u201d l&#8217;Aeropagita\u201d, poi ancora il lavoro di Hildegard von Bingen che \u00e8 stata una grande mistica e anche una\u00a0grande autrice di musica. Poi in quel periodo cominciai a leggere anche Cornelio Agrippa, Ideo Occulta, insomma \u00e8 stato un viaggio molto molto particolare. Ora il mio interesse per la mistica \u00e8 derivato dal fatto che non credendo appunto d\u00f2 un significato a questi a questi testi a queste ricerche che sono sostanzialmente la testimonianza che al di l\u00e0 del nostro io biografico e professionale: esiste tutto un mondo che potremmo definire sotterraneo, inconscio o spirituale, come si vuole, che ha delle possibilit\u00e0 che sono molto pi\u00f9 grandi di quelle che noi abbiamo nella nostra vita quotidiana, ordinaria, e soprattutto la possibilit\u00e0 di comunicare con dei mezzi che non sono strettamente legati alla razionalit\u00e0. Quel disco, per dare una risposta che sia sintetica e allo stesso tempo un po\u2019 realistica, \u00e8 che \u00e8 una sorta di mio grande inno all\u2019antimaterialismo. Ho pensato che non ci potesse essere nulla di pi\u00f9 antimaterialistico degli angeli. Ora, poi, perch\u00e9 gli arcangeli? Perch\u00e9 in realt\u00e0 gli arcangeli sono delle figure molto particolari che stanno esattamente a met\u00e0 fra il mondo e le pi\u00f9 alte Sfere Celesti e la Terra. Sono una sorta di messaggeri e di via di mezzo, di anello di protezione tra l&#8217;uomo e quella che poi \u00e8 la dimensione invece divina o demoniaca, perch\u00e9 gli arcangeli sono anche guardiani che difendono nella mistica dalle varie schiere demoniache. In realt\u00e0, poi nel disco non si parla di niente di tutto ci\u00f2, cio\u00e8 i testi sono testi scritti quasi con una procedura di phon\u00e8; io avevo i temi musicali e su questi temi musicali improvvisavo delle parole, improvvisavo dei testi che mi venivano quasi suggeriti dalle sillabe che potevano contenere quelle frasi musicali. Improvvisavo queste parole basandomi sulla possibilit\u00e0 di modulare il canto rispetto alla linea melodica che avevo scritto. Quindi c\u2019era un giro armonico, c\u2019erano delle linee melodiche di forte ispirazione modale e questo probabilmente che rende il disco non di facile ascolto e impegnativo. Cercando di trovare dissonanze e di trovare il pi\u00f9 possibile forme alternative di melodia su un giro di accordi definito. Quindi non era proprio una musica modale alla Miles Davis, con un\u2019idea molto fissa anche di base armonica e un fraseggio costruito proprio scientificamente su quelle scale. Era un\u2019idea diversa cio\u00e8 l&#8217;idea di utilizzare i differenti modi delle scale anche l\u00ec per esprimere delle sensazioni differenti, quello che un po\u2019 nella musica greca venivano chiamati gli affetti musicali, cio\u00e8 in base al \u00a0contesto veniva utilizzato un diverso tipo di scala per rappresentare un\u2019emozione diversa. Allora per me ogni arcangelo corrispondeva a un differente tipo di scala modale, a un differente tipo di intervalli che poi venivano completati dall\u2019uso degli accordi.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Occupiamoci del tuo ultimo album, \u201cTre sogni di Sanciu\u201d, un altro lavoro estremamente originale, direi anche singolare, anche questo basato soltanto sulla voce e sulla chitarra con tre soli lunghi brani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Definire Giuseppe Di Bella un cantautore pu\u00f2 risultare piuttosto riduttivo per questo artista cos\u00ec evoluto e letterato: infatti \u00e8 un chitarrista dotato di una tecnica molto personale e ben superiore per competenza alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi; inoltre ha da sempre una spiccata propensione verso la parola scritta che l\u2019ha portato a dare alle stampe diverse raccolte personali e soprattutto a operare costantemente alla ricerca di un punto d\u2019incontro fra poesia, musica colta e popolare nella sua pi\u00f9 ampia eccezione. Questo personale percorso \u00e8 proseguito, in maniera ancora pi\u00f9 evoluta e singolare, nella pi\u00f9 recente fatica discografica dell\u2019artista siciliano. \u201cTre Sogni Di Sanciu\u201d riprende in parte un discorso iniziato con il suo precedente lavoro, \u201cI Sette Arcangeli\u201d (Almendra Music, 2022) che documenta i suoi primi passi di avvicinamento alla musica contemporanea di cui si racconta nell\u2019intervista. Di questo album, registrato in pratica quasi del tutto in presa diretta (unica eccezione \u00e8 data dall\u2019intervento in un brano di Marco Beasley), esiste anche una serie di video d\u2019arte, ciascuno dei quali riconducibile a ogni singola traccia e facilmente visionabile su Youtube. \u00a0Anche con il successore ci troviamo al cospetto di un\u2019opera basata esclusivamente sulla voce e la chitarra di Giuseppe Di Bella ma in questo caso il suo lavoro \u00e8 stato perlopi\u00f9 di carattere interpretativo anzich\u00e9 compositivo. I tre lunghi brani che compongono il disco, infatti, portano tutti la firma di Willy Merz, contrabbassista e direttore d\u2019orchestra originario di Losanna ma residente nel nostro paese, e soprattutto compositore i cui lavori sono stati interpretati da molti artisti e ensemble di caratura internazionale. Le tre composizioni si ispirano ai versi del poeta e drammaturgo palermitano Giovanni Meli (1740-1815) contenuti in \u201cDon Chisciotti e Sanciu Panza\u201d (1785-1786); interamente scritto in dialetto siciliano settecentesco, la stessa lingua usata poi nel disco, questo poema eroicomico in ottave \u00e8 considerato l\u2019opera pi\u00f9 significativa dell\u2019autore e fra le pi\u00f9 rilevanti della letterature italiana del XVIII secolo. Willi Merz ha composto tutte le partiture dei tre brani appositamente per il cantautore di Enna lasciandogli per\u00f2 la massima libert\u00e0 espressiva per quel che concerne non solo l\u2019interpretazione vocale, la cui enfasi talvolta non pu\u00f2 che rimandare alla grande tradizione isolana dei cantastorie; Giuseppe infatti \u00e8 intervenuto in maniera considerevole sul lavoro della chitarra che, pur pur tenendo conto dello spartito iniziale, \u00e8 stato ampiamente rielaborato secondo la sua personale tecnica e sensibilit\u00e0, forgiate attraverso gli ascolti musicali pi\u00f9 eterogenei. Le tre composizioni \u2013 \u201cL\u2019Isola\u201d, \u201cDulcinia\u201d e \u201cGuerra\u201d \u2013 sono dunque il risultato di una singolare quanto efficace miscela di sonorit\u00e0 colte e richiami alla tradizione musicale siciliana e pi\u00f9 in generale mediterranea: nel primo dei tre brani in particolare \u00e8 facile rinvenire fra le note \u00a0della chitarra echi non troppo lontani di flamenco. Inevitabilmente, anche al di l\u00e0 un primo ascolto, l\u2019opera pu\u00f2 apparire piuttosto monolitica e di certo non di facile accesso, ma in verit\u00e0 fra le pieghe di ogni singVeniamo a tempi pi\u00f9 recenti, cio\u00e8 ai tuoi ultimissimi lavori, che sono piuttosto impegnativi, sicuramente pi\u00f9 impegnativi nell\u2019ascolto rispetto ai lavori precedenti. Da dove nasce l\u2019ispirazione per \u201cSette Arcangeli\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va specificato che quel disco \u00e8 stato scritto durante il lockdown. Nasce da una forma di raccoglimento profondo, di silenzio, il silenzio degli angeli, come lo abbiamo chiamato io e il mio produttore musicale di quel disco, Gianluca Cangemi di Almendra Music. Questo silenzio degli angeli attorno al nostro io. In realt\u00e0, in questa grande pausa del mondo abbiamo avuto modo di sospendere tutte quelle attivit\u00e0, sia reali sia mentali, che di solito occultano la nostra interiorit\u00e0, cio\u00e8 il nostro dialogo con la parte pi\u00f9 profonda di noi. Da tempo frequentavo alcune letture mistiche pur essendo completamente ateo. Sono sempre stato molto affascinato dalla lettura sia del Vangelo, sia perfino dell\u2019Antico Testamento, che dai testi di teologia, soprattutto la teologia negativa o la patristica, e alcuni testi della grande mistica, che si possono riassumere in due principali per la mia esperienza: \u201cDionigia l\u2019Aeropagita\u201d e il lavoro di Hildegard von Bingen, grande mistica e autrice di musica. Poi, in quel periodo, cominciai a leggere anche Cornelio Agrippa, <em>Ideo Occulta<\/em>: insomma, \u00e8 stato un viaggio molto particolare. Ora il mio interesse per la mistica \u00e8 derivato dal fatto che, non credendo, d\u00f2 un significato a questi testi, a queste ricerche, che sono sostanzialmente la testimonianza che, al di l\u00e0 del nostro io biografico e professionale, esiste tutto un mondo che potremmo definire sotterraneo, inconscio o spirituale, come si vuole, che ha possibilit\u00e0 molto pi\u00f9 grandi di quelle che noi abbiamo nella vita quotidiana, ordinaria, e soprattutto la possibilit\u00e0 di comunicare con mezzi non strettamente legati alla razionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel disco, per dare una risposta sintetica e al tempo stesso realistica, \u00e8 una sorta di mio grande inno all\u2019antimaterialismo. Ho pensato che non ci potesse essere nulla di pi\u00f9 antimaterialistico degli angeli. Ora, perch\u00e9 gli arcangeli? Perch\u00e9 sono figure particolari che stanno esattamente a met\u00e0 fra il mondo e le pi\u00f9 alte sfere celesti e la Terra. Sono messaggeri, una via di mezzo, un anello di protezione tra l\u2019uomo e la dimensione divina o demoniaca, poich\u00e9 gli arcangeli nella mistica sono anche guardiani che difendono dalle varie schiere demoniache. Nel disco non si parla esplicitamente di tutto ci\u00f2: i testi sono stati scritti quasi con una procedura di <em>phon\u00e8<\/em>, cio\u00e8 avevo i temi musicali e su questi improvvisavo delle parole, dei testi suggeriti quasi dalle sillabe che potevano contenere quelle frasi musicali. Improvvisavo queste parole modulando il canto rispetto alla linea melodica che avevo scritto. C\u2019era un giro armonico, linee melodiche di forte ispirazione modale, che probabilmente rende il disco impegnativo: cercavo dissonanze e forme alternative di melodia su un giro di accordi definito. Non era musica modale alla Miles Davis, con un\u2019idea fissa di base armonica e fraseggio scientificamente costruito: era un\u2019idea diversa, di utilizzare i differenti modi delle scale anche per esprimere sensazioni diverse, cio\u00e8 quello che nella musica greca veniva chiamato <em>gli affetti musicali<\/em>. Per me ogni arcangelo corrispondeva a un differente tipo di scala modale e di intervalli, completati dall\u2019uso degli accordi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occupiamoci del tuo ultimo album, \u201cTre Sogni di Sanciu\u201d, altro lavoro estremamente originale, singolare, basato solo sulla voce e sulla chitarra, con tre soli lunghi brani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da \u201cOrfeo\u201d ai \u201cSette Arcangeli\u201d c\u2019\u00e8 stata una fascinazione per la musica contemporanea. Subito dopo \u201cSette Arcangeli\u201d \u00e8 uscito un mio singolo insieme al grandissimo compositore e chitarrista Marco De Biasi, che musicalizzava un testo di David Maria Turoldo. Quello \u00e8 stato il primo mio incontro con una scrittura legata alla musica contemporanea. Dopo quell\u2019esperienza, ho avuto la fortuna di conoscere Willi Merz, sia perch\u00e9 collabora a livello curatoriale con la mia etichetta Almendra Music, sia perch\u00e9 ci siamo incontrati fisicamente in occasione di un mio concerto al Museo ZAC Centrale di Palermo, all\u2019interno dei Cantieri Culturali della Zisa, dove facevo un omaggio a Borges suonando canzoni di Pedro Aznar, uno dei miei riferimenti musicali. Lui era l\u00ec come parte della direzione degli eventi, e rimase colpito dalla mia performance musicale, dal mio modo di suonare e cantare, che a suo giudizio era assolutamente <em>sui generis<\/em>, sopra le righe: non ero n\u00e9 un cantautore n\u00e9 un musicista classico secondo il suo punto di vista, cos\u00ec gli venne in mente di scrivere qualcosa ad hoc per me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo che senti non \u00e8 antico: \u00e8 un poema del poeta palermitano Giovanni Meli (1740-1815), ispirato alle storie di \u201cDon Chisciotte\u201d di Cervantes. Scrive una versione siciliana del Don Quixote, immaginando che Don Chisciotte sia nato e viva in Sicilia, vivendo avventure originali ambientate nell\u2019isola. Willi Merz ha preso questo enorme poema, circa 8.000 versi, ne ha estratto parti brevi e le ha musicate nei tre brani che hai ascoltato. I tre brani sono molto diversi: l\u2019ispirazione pu\u00f2 essere anche quella di Maurice Ravel, che ha fatto un lavoro simile su Don Chisciotte; simile come idea, ma musicalmente non c\u2019entra nulla. \u00c8 un lavoro ibrido tra musica contemporanea \u2013 da cui viene Willi, con asperit\u00e0, dissonanze e forme poco intuitive \u2013 e un fortissimo richiamo alla musica tradizionale siciliana e mediterranea, con echi interni e ritorni di temi. Io ho curato l\u2019interpretazione vocale e ho rivisto molto la parte chitarristica: lui ha scritto la musica a spartito, ma la parte chitarristica era libera; i riferimenti dei bassi e alcuni arpeggi c\u2019erano, ma l\u2019arrangiamento chitarristico l\u2019ho fatto io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente hai pubblicato due singoli: una rilettura di \u201cCome \u00e8 profondo il mare\u201d di Lucio Dalla e \u201cTerraferma\u201d, una tua composizione originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cCome \u00e8 profondo il mare\u201d e \u201cTerraferma\u201d sono singoli speculari: uno \u00e8 omaggio al grandissimo Lucio Dalla, che ho sempre amato. La trovo straziante e commovente anche nella difficolt\u00e0 di leggere il testo in termini convenzionali. Fa da contraltare alla mia canzone, che parla sempre del mare, ma di un mare meno oggettuale, pi\u00f9 fisico: quello dei migranti morti in mare. Parla di persone che, nel tentativo di attraversarlo, restano nel Mediterraneo e affondano. \u201cSpero di non perdermi le stelle in fondo al mare\u201d, dice la frase finale: le stelle in alto si riflettono nel mare come nelle profondit\u00e0 marine di queste persone, che da l\u00ec non se ne andranno mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questi singoli si pu\u00f2 dire che sei tornato a una forma canzone pi\u00f9 vicina alla musica leggera?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fare scelte come le mie non paga per rientrare nei segmenti di mercato. Trovo sia una scelta di sincerit\u00e0 e coerenza alla quale non ho potuto rinunciare. Negli ultimi due anni ho raccolto molti temi, alcuni diventeranno canzoni, altri andranno verso una via di mezzo, richiamando di pi\u00f9 la canzone tradizionale ma conservando le esperienze pi\u00f9 complesse degli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intervista rielaborata con la collaborazione di Ciro De Rosa, sulla base dell\u2019originale raccolta per il programma radio \u201cFolkBeat\u201d in onda su ADMR Rock Web Radioolo frammento si pu\u00f2 rinvenire un numero pressoch\u00e9 infinito di variazioni armoniche, ritmiche e melodiche; soltanto un musicista e cantante cos\u00ec talentuoso e unico come Giuseppe Di Bella avrebbe potuto affrontare e eseguire in maniera ottimale \u201cI Tre Sogni di Sanciu\u201d e immedesimarsi a tal punto con il contenuto da riuscire a dare vita ad atmosfere antiche e allo stesso tempo di ardua databilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Ferro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuseppe Di Bella, ennese, cantautore, poeta, chitarrista, interprete, ricerca la propria originariet\u00e0 in una sintesi evolutiva della canzone contemporanea, vicina alla musica di composizione colta ma che si nutre della<\/p>\n<p class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=1427\" class=\"readmore\">Continue reading<svg class=\"icon icon-arrow-right\" aria-hidden=\"true\" role=\"img\"> <use href=\"#icon-arrow-right\" xlink:href=\"#icon-arrow-right\"><\/use> <\/svg><span class=\"screen-reader-text\">Willy Merz | Giuseppe Di Bella \u2013 Tre Sogni Di Sanciu<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1431,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-press"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1427","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1427"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1427\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1586,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1427\/revisions\/1586"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1427"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1427"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1427"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}