{"id":180,"date":"2021-03-06T18:43:00","date_gmt":"2021-03-06T18:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=180"},"modified":"2021-12-05T16:05:19","modified_gmt":"2021-12-05T16:05:19","slug":"giuseppe-di-bella-enrico-coppola-orfeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=180","title":{"rendered":"Giuseppe Di Bella, Enrico Coppola \u2013 Orfeo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come mi \u00e8 capitato di dire qualche articolo fa, c\u2019\u00e8 una cosa che si deve considerare altamente centrale quando si parla di musica folk, termine che tiro in ballo nonostante mal sopporti la tassonomia, applicata a qualunque argomento, meno che mai se \u00e8 per puri fini commerciali. Per\u00f2 \u201cfolk\u201d mi serve perch\u00e9 effettivamente, prendendone la sua accezione vera, quella pi\u00f9 strettamente filologica, \u00e8 una parola che apre un mondo intero, lo stesso mondo che la freddezza di una catalogazione chiude del tutto. Folk si traduce con popolo, e fra il folk genere musicale ed il folk inteso come popolo c\u2019\u00e8 un punto di contatto fondamentale: la voce. La voce, oltre ad essere il veicolo primario della narrazione, che del folk \u00e8 lo scopo primario, \u00e8 un elemento profondamente legato al popolo. Anzi, il popolo \u00e8 voce. E la musica folk diventa voce del popolo. Questo preambolo era per introdurre un disco che a voce e narrazione \u00e8 fortemente legato. Sto parlando di \u201cOrfeo\u201d, seconda opera del duo Giuseppe Di Bella-Enrico Coppola, che, dopo \u201cIl tempo e la voce\u201d, tornano a contaminare la poesia con la musica, tirando fuori un concept album sulla storia di Orfeo che \u00e8 una vera boccata d\u2019aria fresca. Ma, come al solito, andiamo a vedere meglio. Ad aprire l\u2019album \u00e8, guarda caso, una voce, quella di Mimmo Cuticchio. Mimmo Cuticchio \u00e8 un personaggio che andrebbe clonato, una figura fondamentale per la Sicilia e per la sua cultura. Custode attento della tradizione dell\u2019Opera dei Pupi, nel disco compare in veste di cuntista, raccontando della nascita di Orfeo, mettendola la voce al centro di tutti, facendola anticipare solamente da un pianino, fondamentale nella rappresentazione dell\u2019Opera dei Pupi. Il suo incedere incessante e la sua tipica cantilena metrica danno ritmo al monologo, in una particolare forma di recitazione che solitamente dal vivo \u00e8 accompagnata dal battito ritmico di un piede. Uno scorcio di una Sicilia antica e lontana. Un delicato arpeggio di chitarra apre e sorregge \u201cIl dono della lira\u201d. L\u2019entrata del violoncello riempie il pezzo, che ha la particolarit\u00e0 di avere delle strofe in greco, soluzione, questa, molto interessante, la definitiva apertura di nuovi mondi e di nuove suggestioni. \u201cArgo\u201d \u00e8 giocata su due voci, quella recitante di Cinzia Maccagnano, che \u00e8 la Medea del disco, ed \u00e8 sorretta solamente da un basso cupo e profondo. All\u2019ingresso della voce di Di Bella (Orfeo), accompagnata dalla chitarra, il tema si arricchisce di un pattern di percussioni che ben si sposano con una linea di basso ipnotica. Su \u201cL\u2019Incontro\u201d facciamo la conoscenza di Euridice, interpretata dalla classe di Ilaria Pilar Patassini. Tocca sempre a un arpeggio di chitarra sostenere il brano, mentre i contrappunti di violoncello, uniti ai fraseggi di chitarra elettrica, danno colore e pathos. Lo sfumato sui piatti alleggerisce e dilata l\u2019atmosfera. Sempre a Pilar, tra l\u2019altro autrice del testo, \u00e8 affidato \u201cNon \u00e8 stato il serpente\u201d, composizione dalla ritmica decisamente pi\u00f9 marcata rispetto a quelli ascoltati finora. Un pattern di percussioni ben si sposa con lo strumming della chitarra acustica, in connubio ben bilanciato nel suo essere ossessivo senza diventare invadente, mentre tappeto di sottofondo creato dal violoncello \u00e8 l\u2019elemento che contribuisce ad allargare o restringere l\u2019atmosfera. \u201cTempo sospeso\u201d vede di nuovo in primo piano un gioco percussivo asfissiante, che detta e scandisce la ritmica. Il rincorrersi di violoncello e chitarra elettrica, fra fraseggi e svisate impazzite, sposta il pezzo verso sonorit\u00e0 e colori arabi, da desert blues. L\u2019ingresso della voce di Pilar dilata il pezzo e spezza l\u2019incedere della ritmica, parentesi di quiete prima del ritorno della tempesta di sabbia araba. \u201cAssenza\u201d \u00e8 l\u2019episodio pi\u00f9 rarefatto dell\u2019intero lavoro, giocato su un arpeggio di chitarra acustica a sorreggerlo e sui contrappunti di chitarra elettrica e violoncello a dare colore. Un gong sfumato contribuisce a dissolvere ulteriormente il clima del brano. Su \u201cAcheronte e Stige\u201d, brano in dialetto siciliano, troviamo altri due personaggi, che sono, per l\u2019appunto, i due fiumi infernali, impersonati dalle voci dei fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso. La chitarra classica di Enzo Mancuso sorregge pienamente il tema, con gli inserimenti di un duduk armeno che sposta l\u2019intera atmosfera del pezzo verso una dimensione pi\u00f9 raccolta, che fa da contraltare alle voci teatralmente imponenti dei fratelli Mancuso. Il solito, elegante, arpeggio di chitarra classica accompagna \u201cRivelazione I\u201d, in un pezzo abbastanza semplice nella sua componente musicale, ma molto interessante dal punto di vista della tensione interpretativa. Un bell\u2019arpeggio, questa volta di acustica, concluso con dei ricami sugli armonici molto molto eleganti regge la prima parte di \u201cRivelazione II\u201d. La seconda parte \u00e8 scandita, invece, da percussioni e basso, in una ritmica incessante, cui il tappeto di violoncello di sottofondo fa da apertura melodica. Un cantato in siciliano, che ricorda vagamente un coro da tragedia greca, contribuisce all\u2019atmosfera cupa del brano. \u201cUtopia\u201d \u00e8 la traduzione che Enrico Coppola fa di una poesia di Rainer Maria Rilke, e diventa un brano sostenuto da chitarra acustica e violoncello. \u201cAbbandono\u201d mette sempre in primo piano la chitarra acustica che accompagna il pezzo. Dietro si staglia, incisiva, una linea di basso complessa e vorticosa. Le note inquiete di un violoncello dettano l\u2019inizio di \u201cLa morte di Orfeo\u201d, splendido recitato di Attilio Ierna, che poggia su un tappeto sonoro molto rarefatto, con violoncello e basso come componenti soliste deputate ad accentuare l\u2019atmosfera dilatata del pezzo. Su \u201cLa vera nascita\u201d torna la voce di Pilar, in un brano sostenuto dalla chitarra che arpeggia, altro fil rouge dell\u2019album oltre alla tematica, e da una linea di basso sinuosa ed elegante. La voce di Pilar \u00e8 perfetta, densa di pathos e della giusta teatralit\u00e0. Anche \u201cCommiato\u201d, ultima traccia del brano, \u00e8 una traduzione da una poesia di Rilke, ed \u00e8, come \u201cRivelazione I\u201d, interamente sostenuta dalla chitarra classica. Chiaramente \u00e8 un pezzo che poggia sull\u2019interpretazione, che infatti si rivela intensa e calibrata al punto giusto. In conclusione, gi\u00e0 il fatto che \u201cOrfeo\u201d sia un concept album \u00e8 una notizia ottima: in un momento storico governato da tempi frenetici, uscire con un lavoro che richiede una certa attenzione, oltre che basato sulla consequenzialit\u00e0 dei brani, \u00e8 un atto quasi eversivo. In pi\u00f9 ci sono dentro tutti i colori della Sicilia, ben mischiati al vento della costa greca. Un gran bel disco.&nbsp;(Giuseppe Provenzano)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">da Blogfoolk  marzo 06, 2021<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Assenza\" width=\"920\" height=\"690\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wtmSTju_Xq0?list=OLAK5uy_kLpEJpm7GSmSsCtsiRajLbtUYHJw66P8o\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Tempo sospeso\" width=\"920\" height=\"690\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/luNlplMvXrQ?list=OLAK5uy_kLpEJpm7GSmSsCtsiRajLbtUYHJw66P8o\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come mi \u00e8 capitato di dire qualche articolo fa, c\u2019\u00e8 una cosa che si deve considerare altamente centrale quando si parla di musica folk, termine che tiro in ballo nonostante<\/p>\n<p class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=180\" class=\"readmore\">Continue reading<svg class=\"icon icon-arrow-right\" aria-hidden=\"true\" role=\"img\"> <use href=\"#icon-arrow-right\" xlink:href=\"#icon-arrow-right\"><\/use> <\/svg><span class=\"screen-reader-text\">Giuseppe Di Bella, Enrico Coppola \u2013 Orfeo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":206,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-180","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-press"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/180","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=180"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/180\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":223,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/180\/revisions\/223"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/206"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=180"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=180"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}