{"id":186,"date":"2019-04-04T18:53:00","date_gmt":"2019-04-04T18:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=186"},"modified":"2021-12-09T01:06:31","modified_gmt":"2021-12-09T01:06:31","slug":"giuseppe-di-bella-fuddia-le-fate-editore-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=186","title":{"rendered":"Giuseppe Di Bella \u2013 Fudd\u00eca (Le Fate Editore, 2018)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo conosciuto il poeta, cantante e musicista Giuseppe Di Bella con \u201cIl Tempo e la Voce\u201d, scritto in coppia con Enrico Coppola, lavoro dalla cornice sonora costruita intorno a liriche della scuola poetica siciliana duecentesca. Di lui si \u00e8 accorto pi\u00f9 volte il Premio Andrea Parodi, portandolo tra i finalisti e, seppure non abbia raggiunto i vertici della rassegna world sarda, all\u2019artista ennese \u00e8 stata riconosciuta un\u2019originalit\u00e0 poetica espressa da grande umanit\u00e0. Ora \u00e8 la volta di \u201cFudd\u00eca\u201d, pubblicato da Le Fate, per la collana Musica da leggere: un\u2019opera musicale e letteraria che ha dovuto attendere parecchio prima di vedere la luce. Esce in formato CD book, con poesie in musica inedite, in cui Di Bella \u00e8 autore e catalizzatore di testi poetici altrui, cantati in italiano e in siciliano. Il lavoro si completa, poi, con un lungo racconto in lingua nazionale. Sono temi musicali che prediligono un profilo cameristico, canzoni dalle svariate sfumature, esibite con una strumentazione sempre in concordanza con il limpido timbro vocale del cantautore. Abbiamo raggiunto Giuseppe Di Bella, per entrare con lui nelle motivazioni di \u201cFudd\u00eca\u201d e parlare di importati progetti che ha in cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cFudd\u00eca\u201d ha diversi significati: \u00e8 la \u201cfollia\u201d ma anche il \u201cgirovagare senza meta\u201d\u2026 Cosa c\u2019\u00e8 dietro questo titolo polisemico?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di esprimere un\u2019urgenza, che \u00e8 quella degli inizi, in cui si antologizza tutto il patrimonio di formazione e si raccolgono tutte le esperienze che ti attraversano via via e si condensano in un solo ritratto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Gianfilippo Masserano<br>A livello semantico la Fudd\u00eca \u00e8 un salto continuo fra diverse necessit\u00e0, dal bisogno di unire amori musicali e umani profondi e spesso laceranti nella loro separatezza, a quello di tentare di descrivere un sogno siciliano, metafora di una stasi che \u00e8 sempre rivoluzionaria, dove la contemplazione \u00e8 gi\u00e0 partecipazione, nel paesaggio, nello spazio, nell\u2019azione umana. Per questo lo scopo non c\u2019\u00e8, il girovagare \u00e8 tutto nell\u2019attraversamento desertico e prolifico dello sguardo e delle sensazioni, come in una delle poesie che chiudono il racconto della parte letteraria: \u201cli dove nessun acqua di radice pu\u00f2 inquinare la visione grande\u2026\u201d. La follia \u00e8 follia d\u2019amore, \u00e8 un elogio di questa irrazionalit\u00e0 costruita e poi subita nella scrittura e nel suo controcanto emotivo-musicale. Questo \u00e8 il primo disco che ho composto e mi sembrava corretto, da siciliano e avventore lasciarmi bagnare da questa deriva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quali sono le geografie sonore di \u201cFudd\u00eca\u201d?<br>Il mondo sonoro a cui penso riascoltando oggi il disco \u00e8 soprattutto mediterraneo, ma in un continuo tradimento, si accordano il bouzouki greco e il tempo binario della \u201ccarrittera\u201d ad armonie pi\u00f9 complesse, a spazi ampi per soli di strumenti classici, parti scritte a spartito da me stesso, che miravano a richiamare una concezione \u201ccameristica\u201d della canzone, intima ma composita. C\u2019\u00e8 il fado portoghese, c\u2019\u00e8 il respiro lungo di certi ritornelli che vengono dal Sud America, forse pi\u00f9 da quello argentino e cileno che non da quello brasiliano. C\u2019\u00e8 la canzone di Modugno, e c\u2019\u00e8 spazio per un mondo sonoro pi\u00f9 europeo, che vede nella world d\u2019autore degli ultimi vent\u2019anni affiorare tratti d\u2019Oriente, o di Est all\u2019interno della musica francese o tedesca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Rossana Rizza<br>Poi il risultato \u00e8 abbastanza \u2013 spero \u2013 organico, ma i semi di tutto questo ci sono, anche se a volte inesplosi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quali sono le ispirazioni letterarie di questo \u201cFudd\u00eca\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In \u201cFudd\u00eca\u201d c\u2019\u00e8 un maggiore apporto di poesia contemporanea e trattata da me come autore e da me come catalizzatore di testi poetici di altri artisti e collaboratori. Mi \u00e8 piaciuto fare da veicolo per un senso unico di una dimensione letteraria, condivisa in senso etico, oltre che formale. Ci sono contributi poetici rubati al grande respiro storico della letteratura non solo italiana e in alcuni casi anche antichissima. Versi di amici e colleghi come Valeria Cim\u00f2, autrice del testo di \u201cAngeli dell\u2019Etna\u201d e \u201cNcucciarisi\u201d, brano con cui abbiamo vinto la menzione per il migliore testo al Premio Parodi. A volte la musicalit\u00e0 dei brani \u00e8 incrinata da un tessuto dei versi denso e fitto, sia in senso semantico che prosodico. Sentirci dentro Bufalino, la poesia di Mamhud Darwish, i versi della lirica greca, la contemporaneit\u00e0 di Sereni \u00e8 una velleit\u00e0 o un sogno che coltivo con molto pudore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La registrazione del disco risale al 2013, come mai viene alla luce solo oggi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vicissitudine \u00e8 complicata. Intanto questo disco \u00e8 stato intervallato dalla lavorazione e dalla pubblicazione e lancio de Il tempo e la voce, e poi dal punto di vista sonoro diverse cose non mi convincevano, il lavoro \u00e8 stato missato due volte e ha avuto due differenti mastering. Nel tempo inoltre ho tagliato alcune tracce, almeno tre brani sono stati eliminati, perch\u00e9 l\u2019arrangiamento non mi soddisfaceva e nemmeno alcune parti strumentali. Quindi molti ripensamenti, travaglio, e alla fine ho optato per una tracklist pi\u00f9 sintetica che restituisse in modo essenziale la mia visione di un inizio. \u201cFudd\u00eca\u201d lo considero una base, una restituzione immediata dell\u2019ambiente musicale che ho attorno, in cui sono nato, per questo \u00e8 alla fine un disco di world music.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In \u201cOrigine\u201d, brano con una certa impronta prog, traduci in siciliano un testo del filosofo presocratico Talete\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so bene quale sia il valore prog che attribuisci al brano, ma capisco che spesso alcuni dei miei pezzi rimandino a quella \u201callure\u201d, anche se il punto di partenza che ho in mente \u00e8 pi\u00f9 legato alla suite o alla costruzione armonica del jazz o di certa musica cantautorale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Fabio Leone<br>Il riferimento a Talete \u00e8 chiaro: Talete \u00e8 il filosofo dell\u2019acqua, per lui quel principio primo, generatore di tutte le cose raggiunge una verit\u00e0 anche futuribile. L\u2019acqua \u00e8 davvero, scientificamente, ci\u00f2 che contiene e origina la vita, e piegare all\u2019esigenza \u201cvolgare\u201d del dialetto i suoi sei apoftegmi ha significato voler individuare nella cultura siciliana una sua origine colta e molto pi\u00f9 ampia di quella che la relega agli studi di etno-antropologia musicale o della letteratura regionale. La Grecia, il suo raggio di influenza sono ancora l\u2019humus da cui ripartire e considerare per comporre oggi, da siciliani, da mediterranei, superando le appartenenze spicciole e arbitrarie dei confini, geografici e culturali. Dal popolare al colto non c\u2019\u00e8 che un passo e dalla Grecia siciliana, bizantina e ortodossa, al resto del mondo non c\u2019\u00e8 che una convenzione fissata da un codice illusorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hai musicato \u201cMerinha\u201d di Pessoa\u2026<br>Fernando Pessoa \u00e8 stato sempre uno dei miei poeti di riferimento della modernit\u00e0, la sua musicalit\u00e0 in lingua portoghese. Il fatto che abbia posto egli stesso questioni teoriche sulla differenza tra testo di canzone e poesia e che molti suoi versi siano stati musicati, come \u201cO infante\u201d di Dulce Pontes, lo ha reso un modello di interpretazione vivo e fertile per me. Utilizzare i suoi versi \u00e8 come esaltare l\u2019aspetto ecumenico della musica europea, in un senso appunto alto e popolare, riunire l\u2019amore per il fado con quello per la poesia del primo Novecento. Il testo, in particolare, \u00e8 un delicatissimo acquerello, un disegno in cui malinconia e pena sono alleggeriti da questa immagine della foglia che cammina a pelo dell\u2019acqua. L\u2019acqua, da Talete, a Pessoa al brano \u201cL\u2019acqua del mare\u201d, \u00e8 un leitmotiv in tutto il disco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cMita\u201d ha un inserto recitato in dialogo\u2026<br>Quel dialogo \u00e8 tratto da \u201cMari\u201d (mare in dialetto siciliano) del grande drammaturgo e attore Tino Caspanello, \u00e8 un dialogo tra Tino e Cinzia Muscolino, sua compagna di vita e splendida attrice e artista. \u00c8 uno di quei frammenti che appartengono al mio amore pi\u00f9 segreto, in quel frammento, come nel resto dell\u2019opera, sono presenti gli elementi pi\u00f9 forti dell\u2019idea di relazionalit\u00e0 e assenza, di appartenenza e discordanza nel dialogo tra maschile e femminile. Mita \u00e8 un brano ispirato alla protagonista femminile del Liol\u00e0 di Pirandello, e il testo della canzone racconta proprio questa incapacit\u00e0 di resistersi e il vano tentativo di allontanarsi, cos\u00ec come nel testo di Tino i due amanti,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Fabio Leone<br>sulla riva del mare di notte, tessono un dialogo fatto di cose minime, confessandosi debolezze e tenerezze laceranti, di una fragilit\u00e0 che commuove. La stessa incomunicabilit\u00e0 che c\u2019\u00e8 fra figure femminili e maschili nel cinema di Antonioni. Per questo ho deciso di utilizzare come prologo all\u2019intera canzone il brano di Tino. In questo modo il brano ha tre livelli. Quello teatrale, ma vivo e vivente, quello musicale e quello teatrale-letterario dell\u2019opera di Pirandello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con \u201cL\u2019acqua del mare\u201d, altro testo in italiano, si cambia registro musicale: \u00e8 una canzone danzante. Acqua del mare come metafora di lontananza e di promessa di ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 in ordine cronologico il pezzo pi\u00f9 vecchio del disco, credo di averlo scritto pi\u00f9 di tredici anni fa, quando ero un bambino praticamente\u2026 La strofa in realt\u00e0, (la musica) \u00e8 un\u2019idea di mio padre, che ho sviluppato aggiungendo bridge e ritornello. Da mio padre ho appreso i rudimenti della chitarra classica e l\u2019amore per la scrittura, essendo stato lui per anni un arrangiatore e un autore. Questo brano mi ricorda la possibilit\u00e0 di essere anche nella spensieratezza un autore limpido. Lo riascolto per non smarrire quella capacit\u00e0 di danzare nella scrittura e nel canto. L\u00ec, il riferimento all\u2019acqua \u00e8 mitologico, \u00e8 Ulisse, \u00e8 il cavaliere di una crociata, \u00e8 il mare di \u201cHorcinus Orca\u201d, \u00e8 il mare della separatezza che diventa desiderio, voglia di congiungimento e di fuga. Ma ogni fuga non \u00e8 altro che un giuramento antico, nel nome del ritorno, dell\u2019approdo dell\u2019essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Fabio Leone<br>In \u201cPirdunanza\u201d ritorni al siciliano con un testo molto poetico e molto bello\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPirdunanza\u201d \u00e8 il brano, forse, a cui sono pi\u00f9 legato in assoluto. Un testo che \u00e8 nato poco dopo la musica, come quasi mai mi accade, in quanto io scrivo sempre la parte musicale su un testo preesistente, poetico, mio o non\u2026 Qui il testo ha seguito la logica umorale del dettato melodico. Quel brano mi piace pensare sia stato un dono, intercettato con antenne sottili, da un livello pi\u00f9 alto della mia coscienza. Un brano che \u00e8 arrivato in un momento di grande dolore personale e che nel perdono mi ha rivelato la forma pi\u00f9 alta dell\u2019espressione amorosa. Ho rifatto e ripreso alcuni versi di Tagore nella strofa finale, per sottolineare l\u2019altezza di quel sentimento, anche cos\u00ec poco \u201coccidentale\u201d; e poi c\u2019\u00e8 nel brano questa volont\u00e0 eterea e ostinata di liberarsi abbandonando l\u2019idea di possesso e soprattutto il rancore, come si libera un uccello al primo volo o come quando dopo anni di grigio e oppressione, si apre la porta di una galera, e la grazia \u00e8 sia per chi la apre che per il condannato che ne viene fuori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La singolarit\u00e0 del lavoro sul piano letterario sta nella compresenza di canzoni e di un racconto in prosa \u201cFol\u00eca\u201d. In che rapporto sono queste due forme?<br>Questo testo \u00e8 la mia prima esperienza da narratore, perch\u00e9 ho sempre utilizzato la poesia come mezzo di scavo e strumento letterario o non-letterario. Questa prosa rappresenta il \u201cnegativo\u201d ma in senso fotografico e matematico, del disco, della parte musicale. Una sorta di referto, di cronaca psichica ed emotiva, di fatti e percezioni spesso patologiche, che poi trovano una catarsi nella musicalit\u00e0 e nei versi. Questo racconto \u00e8 una specie di attraversamento cupo della solitudine, un mondo autoriferito, dove si animano spettri e idee sull\u2019alterit\u00e0, sui rapporti umani che rivelano il loro volto pi\u00f9 crudele e nero. Il protagonista finisce per liberarsi, contrariamente anzi, \u201cnegativamente\u201d rispetto a quanto accade in \u201cPirdunanza\u201d, abdicando la vita, decidendo di \u201csparire\u201d non si sa se morendo o cambiando mondo e continente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tua scrittura non vuole essere intrappolata nel clich\u00e9 della sicilianit\u00e0: il dialetto diventa espressione di contemporaneit\u00e0, di stati d\u2019animo universali\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Rossana Rizza<br>Ti ringrazio, penso che questo sia il risultato pi\u00f9 importante nel fare musica oggi, soprattutto partendo da lingue minoritarie e stilemi musicali minoritari; il dialetto per me \u00e8 una cosa manipolabile e viva, che pu\u00f2 essere utilizzata anche per restituire la complessit\u00e0 del pensiero astratto, fatto ritenuto sempre difficile e ostico per il dialetto. La Sicilia, diceva Sciascia, come metafora, e non come apparato di stigmi e nuclei ripetitivi e ossessivi, spesso al confine tra oleografia e nostalgia del tempo perduto. Per me la Sicilia \u00e8 un laboratorio, anche di orrore e degrado, anche di elaborazione della resistenza alla deriva, politica, sociale, culturale, economica, ma comunque un cantiere dove alcune possibilit\u00e0 sono aperte e visionariamente rinnovabili. Dicevo prima che l\u2019appartenenza culturale \u00e8 un recinto, un ammaestramento, e l\u2019arte, fra i suoi scopi, dovrebbe avere quello di ripartire e rifondare, dalla propria appartenenza culturale, una sorta di disobbedienza e di rifiuto delle patrie e di altre identit\u00e0 cristallizzate, sia in senso culturale che umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cFol\u00eca\u201d \u00e8 anche una danza\u2026<br>Si, una danza iberica, e una forma compositiva utilizzata spesso, e che nel tempo ritorna, dal \u2018500 al Barocco e poi anche oltre\u2026Anche se nel disco non c\u2019\u00e8 alcun legame tra questa forma compositiva e le mie canzoni, ma la suggestione tematica, il suo richiamo di fascino \u00e8 forte, in effetti questo lavoro segna un passaggio importante, dove la qualit\u00e0 del ritmo \u00e8 abbinata a un canto ancora aperto e spiegato, nonostante i testi complessi e letterari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Foto di Mimmo Mastrangelo<br>E il Barocco come categoria estetica universale rimane la mia veste preferita. Anche in musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il racconto inizia con \u201cAll\u2019entrata di un tempo scuro\u201d, una frase ricorrente: \u00e8 un rovesciamento simbolico eliotiano del verso trobadorico del Limosino \u201cA l\u2019entrada del temps clar\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esattamente! Il rovesciamento pu\u00f2 essere eliotiano, se vuoi o sartriano, i suoi 5 racconti de &#8220;Il muro&#8221;, sono stati per me un punto di riferimento prosastico in questa scrittura, e anche in questo mantra oscuro, appunto ispirato al verso e alla ballata omonima, che \u00e8 divenuto un brano rinascimentale tradizionale, spesso suonato da molti gruppi di musica popolare. Una primavera oscura, un ingresso nel tempo geneticamente modificato\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In che rapporto sei con la tradizione musicale dell\u2019area iblea?<br>Non ho un rapporto particolare con questa area musicale della Sicilia, per me \u00e8 un patrimonio come altri, per me la lingua e il genere musicale derivato dalla mia terra sono un humus indelimitabile, un continuum senza soluzione. Non saprei indicare nessuna area di riferimento particolare in Sicilia, nemmeno quella del mio entroterra. Ci sono frammenti e cose che affiorano naturalmente o che ho amato in modo del tutto istintivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli ascolti di oggi di Giuseppe Di Bella?<br>Ascolto tutto ci\u00f2 che esce ed \u00e8 considerato nuovo, questo come ascoltatore di professione, e lo faccio scrupolosamente per avere un\u2019idea non troppo lontana del reale, poi ascolto la musica che mi fa crescere e che mi stimola, per questo seguo la ECM, artisti come la cantautrice albanese Elina Duni, il tedesco Stephan Micus, e sempre Keith Jarrett, Ralph Towner, il vocalist newyorkese Theo Bleckmann.<br>Poi c\u2019\u00e8 un altro livello di ascolto che \u00e8 puramente di godimento e che unisce l\u2019edonismo alla necessit\u00e0 dello sviluppo di idee, ed \u00e8 rappresentato dall\u2019area del grande Sud America. In Italia, a parte gli ascolti di sempre, di tutto il grande cantautorato, ascolto le cose belle che sono germogliate in questi ultimi 20 anni in modo quasi segreto, e sono spesso opere di amici e persone di cui ho stima umana e artistica vicina alla devozione: Marco Beasley, i Fratelli Mancuso, Fabrizio Piepoli, Pilar, Aronne dell\u2019Oro, Federico Ferrandina e altri\u2026Poi sono molto curioso e stupito spesso, rispetto la scena world contemporanea che c\u2019\u00e8 in Africa, in Etiopia per esempio, ho scoperto e seguito alcuni artisti tramite il WOMEX. Per il versante elettronico, nel suo utilizzo pop-soul, mi piace molto James Blake, continuo a idolatrare David Sylvian e in ambito strumentale Jon Hopkins\u2026Quando mi devo resettare, per\u00f2, torno a Bach.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel disco prediligi atmosfere sonore raffinate e mai ridondanti, fondamentalmente acustiche, ci pu\u00f2 essere spazio per l\u2019elettronica in futuro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 gi\u00e0 nel disco che non \u00e8 ancora uscito doveva esserci tutta una programmazione di elettronica, che si innestasse con le chitarre acustiche, il contrabbasso, le tracce vocali, il basso elettrico, e avere funzione di scenografia musicale e sfondo, poi per ragioni pratiche e anche artistiche abbiamo virato verso l\u2019utilizzo dell\u2019elettrico manipolato, in modo da restituire a volte un suono sintetico con strumenti convenzionali, mettendo vari effetti sia sulle chitarre elettriche che sulle classiche e perfino utilizzando il contrabbasso \u201cde-timbrato\u201d, per farlo sembrare strumento indefinito e sfumato\u2026<br>Ma per un lavoro futuro penserei decisamente a trovare una giusta e autentica fusione tra il mio modo di fare musica, che vuole al centro la composizione e la scrittura e l\u2019idea siderale di un mondo elettronico costruito ad hoc per fare da campitura totale, telo e cielo su cui proiettare varie dimensioni. Ma \u00e8 una cosa che va pensata in modo serio e non modaiolo, bisogna fare una ricerca, scrivere pezzi gi\u00e0 in quell\u2019ottica e sposare i due linguaggi: chi curer\u00e0 l\u2019elettronica dovr\u00e0 dialogare con le mie composizioni e viceversa, mirando a una doppia teatralit\u00e0, a un doppio canale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa ha in cantiere Giuseppe Di Bella?<br>Entro il 2019 dovrebbe uscire \u201cOrfeo\u201d, scritto a quattro mani col bassista Enrico Coppola, gi\u00e0 mio co-autore de Il tempo e la voce. \u00c8 un vero concept album sul mito di Orfeo, un mito che abbiamo rielaborato sulla base dei testi storici e delle vulgate e di cui abbiamo composto tutti i testi seguendo una precisa drammaturgia, e curato le musiche cercando questo confine tra canto e recitativo, tra musica contemporanea e lo scavo nel popolare colto, tra melos e \u201cquasi melos\u201d, secondo le linee pi\u00f9 specifiche del mondo suggestivo e atmosferico del \u201ccontemporaneismo\u201d elettro-acustico. Un disco di canzoni su Orfeo, con il tentativo di avvicinarci, partendo dal mediterraneo culturale e sonoro per approdare a quella &#8220;new music&#8221; pi\u00f9 nordica e fredda. Nel disco ci saranno come ospiti i Fratelli Mancuso che interpreteranno con le loro voci i 2 fiumi infernali, Acheronte e Stige, Mimmo Cuticchio che aprir\u00e0 il disco con un Cunto sulla nascita di Orfeo, e poi Pilar (Ilaria Patassini), interprete di tutte le parti nel ruolo di Euridice, la cura degli arrangiamenti \u00e8 di Giovanni Arena, autore di classica contemporanea, producer e contrabbassista siciliano, la grandissima attrice Cinzia Maccagnano, Attilio Ierna, Michael Occhipinti, il chitarrista jazz canadese Carmelo Colajanni, Gaetano Fontanazza, Paolo Vicari. Da questo concept vorremmo sviluppare una drammaturgia per restituire questa idea musicale alla sua destinazione pi\u00f9 naturale, che \u00e8 quella del Teatro. Poi sto gi\u00e0 pensando a progetti nuovi, come un lavoro sulla narrazione e il canto, a breve curer\u00f2 le musiche di uno spettacolo teatrale sulla strage di Portella della Ginestra e vorrei incidere un disco solo chitarra e voce con grandi interpreti vocali a fare da viatico e accompagnatori fondamentali del mio viaggio verso il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Di Bella \u2013 Fudd\u00eca (Le Fate Editore, 2018)<br>Composizioni di poesia in musica, in siciliano e italiano, e cruda scrittura in prosa che si muove in direzione opposta ai motivi delle canzoni: \u00e8 il canto aperto del CD-book \u201cFudd\u00eca\u201d, lavoro che guarda tanto alla canzone d\u2019autore, non soltanto italiana, che al mondo musicale popolare. Sono architetture tenute insieme dalla bella voce lirica di Giuseppe Di Bella, il quale si affida a una strumentazione mai pervasiva (chitarre, bouzouki, fisarmonica, flauto, oboe, basso elettrico, contrabbasso, percussioni), che accompagna, sostiene, si produce in soli o interseca il canto. Aperta da tocchi di bouzouki, \u201cOrigine\u201d, che riprende un testo del filosofo Talete, \u00e8 una dichiarazione di quanto il lascito greco nell\u2019isola possa rappresentare ancora oggi una fonte di ispirazione poetica. Il flauto di Corrado Cristalli, sospeso tra classicismo e fraseggi prog, \u00e8 il tratto dominante di questo vincente tema d\u2019apertura. Ne \u201cL\u2019arbulu sulu\u201d (testo di Fabio Leone), un tessuto strumentale senza eccessi (chitarra, fisarmonica e oboe) si pone con efficacia al servizio della voce. Per \u201cNcucciarsi\u201d e \u201cAngeli dell\u2019Etna\u201d, la prima in siciliano la seconda in italiano, Di Bella interpreta testi scritti da un\u2019altra potente autrice lirica, la cantautrice palermitana Valeria Cim\u00f2. Oltre, tra recitato e cantato, \u201cMita\u201d si sviluppa su tre livelli di narrazione letteraria, la voce di Di Bella si appoggia agli arpeggi di chitarra classica e trova sponda nel controcanto del contrabbasso di Giuseppe Cucchiara. La canzone \u201cL\u2019acqua del mare\u201d, con la sua ambientazione latino-americana (c\u2019\u00e8 ancora la fisarmonica di Salverico Cutulli), traduce la leggerezza del danzare nella scrittura e nel canto. Cantata in portoghese, \u201cMarinha\u201d mette insieme il richiamo del fado e l\u2019amore per la poesia primo novecentesca: il disegno malinconico di Pessoa chiude il trittico acquatico presente nel lavoro. Il girovagare di Di Bella giunge, infine, a \u201cPirdunanza\u201d, dove il canto siciliano, disteso sulle corde limpide, si riempie nuovamente di lirismo dolente e la poetica tocca alte vette. (Ciro De Rosa)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">da Blogfoolk aprile 24, 2019<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Blogfoolk-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-187\" srcset=\"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Blogfoolk-1.jpg 1024w, https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Blogfoolk-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Blogfoolk-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo conosciuto il poeta, cantante e musicista Giuseppe Di Bella con \u201cIl Tempo e la Voce\u201d, scritto in coppia con Enrico Coppola, lavoro dalla cornice sonora costruita intorno a liriche<\/p>\n<p class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/?p=186\" class=\"readmore\">Continue reading<svg class=\"icon icon-arrow-right\" aria-hidden=\"true\" role=\"img\"> <use href=\"#icon-arrow-right\" xlink:href=\"#icon-arrow-right\"><\/use> <\/svg><span class=\"screen-reader-text\">Giuseppe Di Bella \u2013 Fudd\u00eca (Le Fate Editore, 2018)<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":187,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-186","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-press"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=186"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/186\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":360,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/186\/revisions\/360"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/187"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuseppedibella.uno\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}